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Vivere slow, o quasi

Molte volte credi di andare piano ma poi ti dimentichi qualcosa ? Spesso arrivi la sera senza esserti accorta/o che sei uscita con un paio di scarpe invece di un altro ? Vorresti goderti quel caffè, ma hai la testa che sta già pensando a cosa devi fare quando sarà finito? Lo so, capita. Non sei né banale, né esaurito, ma solo abituato a vivere intensamente, diciamo. Le giornate passano e rimandi quello che vorresti fare dedicandoti a quello che ‘devi’ fare, senza troppa voglia. Ti trascini la tua routine e i tuoi doveri con forza e un po’ di pesantezza, “tanto pesto arriverà il weekend, o le vacanze”.  Cari amici, forse dobbiamo fare qualcosa. Io a volte mi sento come se non facessi abbastanza, come se quel momento preciso avrei potuto godermelo molto di più. Come si fa? Risposta : vivere slow. Molti ne parlano, non è una grande scoperta in realtà, solo che formando questo mix tra parola italiana e parola inglese, sembra più efficace e d’effetto. Vivere slow significa prendere un resp…
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NEW YEAR, Chiunque tu sia!!

Chissà se qualcuno mai leggerà quel che scrivo, però io scrivo. Siamo agli ultimi giorni dell’anno, precisamente il penultimo. Il 2019 è finito. Non è una tragedia, anzi. Tutto dipende da che tipo sei. Se sei il classico “oddio sto invecchiando” sicuramente non vorrai festeggiare troppo; se invece sei quello “questo anno è stato uno schifo”, non vedi l’ora che ne inizi uno nuovo, qualunque numero esso contenga. Poi ci sei tu, che ti senti appesa o appeso in aria, che non hai pretese ne’ dai troppo peso al passaggio tra il vecchio e il nuovo, ma dentro, nel profondo, qualcosa speri che accada, anche se ancora non sai bene cosa. Tu che ti senti carico di energia e riponi tutte le speranze nel nuovo anno non potrai che essere ubriaco, come tutti forse, ma sicuramente qualunque cosa accada per te, sarà tutto “merito dell’anno che arriva”. Non sai bene chi sei e per questo quest’anno hai deciso di stare solo/a, non sei triste né depresso, sei CRESCIUTO, che forse è peggio, ma tu ancora non…

Via il vecchio, avanti il nuovo!

Roma, la città del cinema, della dolce vita e della grande bellezza. L’eterna casa del mondo, la grande famiglia che non hai mai avuto, il caos che non hai mai vissuto. La città del traffico in tangenziale, dei monumenti da ricordare e dell’amore da trovare. O ritrovare. Roma, tutti la amano, tutti la odiano. Nessuno la conosce veramente. Una cosa è certa, è difficile da dimenticare e una volta incontrata per qualche motivo non puoi più farne a meno. Anche quando vorresti scappare e non tornare mia più. Si sa, per chi non ha quel paio di scarpe è una sofferenza vederle indossate da qualcun altro, ma per chi le indossa, a volte diventano così scomode che l’unico desiderio è quello cambiarle con altre nuove e più confortevoli. Per la cronaca, quando non hai qualcosa che vorresti troppo avere, fai di tutto per ottenerla e poi una volta avuta dopo un po’ diventa vecchia e siamo pronti a sostituirla con qualcos’altro. O quasi. Tutti vorrebbero vivere nella grande città, ma chi ci vive forse…

La Favola

Ho vissuto un sogno senza chiudere gli occhi. Avevo anzi gli occhi ben vigili, lo sguardo attento, adrenalina in corpo, tanto amore, tanta paura. Quella paura che non si può placare, non si può alleviare e nemmeno evitare. Ho partecipato come protagonista al film di tante altre persone, per una notte. Non so se vi capita mai o se vi è capitato di aver vissuto una favola. Un giorno ti svegli e senza troppo esserne cosciente e preparata ti trovi in mezzo a tutto quello che finora hai visto solo sul giornale o al cinema. Sapete, ora vorrete cercare di intuire cosa mi è accaduto, ma non è questo il punto. Non è la cosa più importante, né il fulcro di queste mie righe. Quello che vi rimarrà impresso sarà invece il mio entusiasmo, il mio folle amore per la vita, la mia complicata storia di vicissitudini improbabili ed incredibili emozioni forti. Ognuno di noi ha la sua favola ideale in mente e come dice Vivian in “pretty woman” al nostro strafigo di Richard Gere “Voglio la favola Edward”, c…

Calamità Innaturali

Non mi piace molto correre, ma quando mi sveglio in giornate come queste l’unica cosa da fare è correre senza tempo, senza cellulare, senza voglia ma con tutta la forza possibile verso una meta non identificata. Non sono triste e neppure arrabbiata direi. Ma ho un velo di stranezza e propensione all’irritabilità. Davvero, sono positiva, ma sento che se il barista non mi farà il caffè esattamente come lo vorrei in questo momento, potrei creare un problema anche se mi chiedesse scusa. Non è grave, mi capita raramente, ma quando capita statemi lontano! Non so bene da cosa dipenda. Se dal fatto che fuori piova anzi che ci sia una vera e propria catastrofe naturale, o dal fatto che la temperatura è molto strana e io ho sempre con me davvero troppe maglie e soprabiti per paura di avere freddo o caldo, o dal fatto che sto aspettando mille risposte a mille domande che nessuno conosce, o ancora dal fatto che il mio tostapane questa mattina ha deciso di non funzionare e addio pane tostato mattu…

Autunno a colazione

Cadono le prime foglie, me ne sono accorta mentre correvo da una parte all’altra della città per prendere l’autobus che costantemente perdo e riperdo. Proprio davanti a me eccolo lì il primo segno dell’autunno. Il primo segno che mi suggerisce di fare il cambio stagione e di mettere i costumi e tutti quei bei vestitini leggerissimi dentro una bella scatola chiusa. Le foglie hanno un bellissimo colore, anzi uno dei miei preferiti: color mattone, ma in quel momento quello che la foglia mi stava dicendo era palesemente “ragazza mentre tu corri qualcosa di te passa come è appena passata l’estate”. Mannaggia, fino a quel momento andava tutto bene e non mi pesava neppure allacciare la scarpa dopo mesi di sandali. Ed invece lei, quella maledetta foglia mi ha dovuto ricordare che sì, passano le stagioni e con loro qualcosa se ne va. Forse il suo vero scopo era quello di pormi di fronte all’inevitabile domanda: con le stagioni passa anche un pezzo di noi che si trasformerà in qualcos’altro ? Q…

La meta' perfetta

La luna è perfettamente divisa a metà stasera. La guardavo tra le antenne paraboliche della mia terrazza condominiale mentre il tramonto iniziava il suo corso. Non mi è sembrata mai più perfetta di così. Mi è venuto in mente proprio in quell’istante che anche noi siamo un po’ come lei. Siamo soli in un cielo di stelle, tra tanti puntini speciali siamo qualcosa di diverso, sempre qualcosa di grande. In un attimo eccola li: davanti a me la sintesi dei miei pensieri. La perfetta metà. Siamo completi abbastanza da splendere, abbastanza da distinguerci, abbastanza da poter essere un punto di riferimento per qualcuno, qualcosa. Eccoci qua, alla costante ricerca di quella parte che ci completi. Di quella parte che non abbiamo ancora ma per cui lottiamo continuamente. Mai un’immagine ideale è stata più reale e tangibile. Mai scultura così immediata. Noi la vediamo, guardiamo la luna e vediamo anche quella parte che non c’è. Soprattutto quella.  Siamo davvero dei pittori infallibili quando dob…