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Calamità Innaturali


Non mi piace molto correre, ma quando mi sveglio in giornate come queste l’unica cosa da fare è correre senza tempo, senza cellulare, senza voglia ma con tutta la forza possibile verso una meta non identificata. Non sono triste e neppure arrabbiata direi. Ma ho un velo di stranezza e propensione all’irritabilità. Davvero, sono positiva, ma sento che se il barista non mi farà il caffè esattamente come lo vorrei in questo momento, potrei creare un problema anche se mi chiedesse scusa. Non è grave, mi capita raramente, ma quando capita statemi lontano! Non so bene da cosa dipenda. Se dal fatto che fuori piova anzi che ci sia una vera e propria catastrofe naturale, o dal fatto che la temperatura è molto strana e io ho sempre con me davvero troppe maglie e soprabiti per paura di avere freddo o caldo, o dal fatto che sto aspettando mille risposte a mille domande che nessuno conosce, o ancora dal fatto che il mio tostapane questa mattina ha deciso di non funzionare e addio pane tostato mattutino fino a quando non lo ricomprerò, o semplicemente dal fatto che vorrei portare a termine ed in porto alcuni miei progetti che per forze superiori restano ancorati lì dove sono oltre che nella mia testa. Odio correre, soprattutto se non posso farlo al mare. Ma ora mi riprendo. Mi faccio un bel frullato banana e cannella, perché il frullatore non ha deciso di abbandonarmi almeno lui, mi faccio una bella doccia calda con scrub, mangio qualcosa e poi un bel caffè seduta ad un tavolino a leggere un libro. Va tutto bene no? Allora perché a volte pure senza un motivo preciso ci alziamo dal letto con una faccia assassina e la testa che litiga animatamente con le mie buone intenzioni ? Succede come una specie di calamità che all’improvviso piomba su di noi e anche se non siamo tristi o pessimisti abbiamo un cartello in faccia con scritto “lasciatemi in pace”? Sono calma comunque, e la calma in questi casi è tutto. Anche le buone notizie. Ecco sento proprio il bisogno di una bella fresca nuova buona notizia che placherebbe questa mia irrequietezza mattutina. Ma si sa, le buone notizie arrivano quando meno te lo aspetti, come l’amore. L’unica cosa da fare è non smettere di camminare verso quell’obiettivo ben preciso. Come si fa? Siamo capaci davvero di andare contro la corrente del nostro umore, di domarlo e gestirlo specie quando questa corrente è al limite del nostro grado di sopportazione ? Non posso fare a meno di chiedermi: siamo più forti noi o le cose che ci succedono o non succedono? Eccola lì, la domanda dei miei crucci, la domanda amara anche con quintali di zucchero, le parole più facili da dire ma più difficili da digerire. Forse questi momenti sono legati tutti a quella frase. Forse a volte semplicemente ci ritorna in mente e noi diventiamo come dei gattini abbandonati dalla mamma in fase di allattamento. Vogliamo il latte e tante coccole. Forse in questi casi è proprio questo di cui abbiamo bisogno, non di risposte ma di sane coccole. E le uniche persone a conoscere veramente quello che più ci addolcisce e ci scioglie siamo proprio noi. Allora si, dovremmo fare quello che ancora non ci viene dato dalla giornata, dovremmo dire noi quello che ancora non ci viene detto dal nostro datore di lavoro, dovremmo fare noi quello che aspettiamo faccia qualcun altro per noi, dovremmo noi farci un bel caffè, noi godere di quella fetta di torta, dovremmo noi piano piano porci altre domande che spazzano via le vecchie e danno spazio a nuove possibili risposte. Dovremmo correre al mare, e se il mare non c’è dovremmo semplicemente accettare che si può sempre camminare.

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