Passa ai contenuti principali

La Favola


Ho vissuto un sogno senza chiudere gli occhi. Avevo anzi gli occhi ben vigili, lo sguardo attento, adrenalina in corpo, tanto amore, tanta paura. Quella paura che non si può placare, non si può alleviare e nemmeno evitare. Ho partecipato come protagonista al film di tante altre persone, per una notte. Non so se vi capita mai o se vi è capitato di aver vissuto una favola. Un giorno ti svegli e senza troppo esserne cosciente e preparata ti trovi in mezzo a tutto quello che finora hai visto solo sul giornale o al cinema. Sapete, ora vorrete cercare di intuire cosa mi è accaduto, ma non è questo il punto. Non è la cosa più importante, né il fulcro di queste mie righe. Quello che vi rimarrà impresso sarà invece il mio entusiasmo, il mio folle amore per la vita, la mia complicata storia di vicissitudini improbabili ed incredibili emozioni forti. Ognuno di noi ha la sua favola ideale in mente e come dice Vivian in “pretty woman” al nostro strafigo di Richard Gere “Voglio la favola Edward”, così anche noi la vogliamo,  la vogliamo eccome. Inutile dire che va bene così, che niente è più importante della pace interiore o cose simili; sì è vero, ma quanto è vero che la vogliamo questa favola. Allora mi viene da chiedere: la viviamo quotidianamente o la lasciamo nell’armadio come quel vestito che non indossiamo mai perché attendiamo l’occasione giusta? Viviamo in una favola o nella preparazione della favola stessa? Si sa, quando si va ad una festa, la parte più bella sono i preparativi. Il vestito giusto, gli accessori, il posto, la compagnia adatta, il trucco perfetto i capelli, la doccia ad un orario che sia né troppo prima né troppo a ridosso dell’evento in questione, il profumo, la corsa per arrivare puntuale, l’eventuale ritardo, e ovviamente gli imprevisti. Il parcheggio che non c’è, il tacco che si rompe mentre scendiamo le scale di casa di corsa perché l’ascensore si è bloccato proprio quel giorno a quell’ora, le chiavi che abbiamo dimenticato quando siamo già per strada, o meglio il fatto che stiamo morendo di fame perché in tutto questo non abbiamo nemmeno mangiato. Insomma la vera parte interessante del nostro racconto del giorno dopo sarà più il pre festa che la festa stessa. Però certo, a quel punto faremo di tutto perché la serata sia perfetta ed entusiasmante, a volte non ci riusciamo, a volte invece è più di quello che ci siamo immaginati. Tutta la corsa per quel momento che forse durerà un attimo, ma che sarà per sempre stampato nel nostro cuore. Un concentrato di emozioni che non hanno tempo di uscire in quel momento e che per questo si affollano tutte insieme in un cassetto per almeno 48 ore fino a quando finalmente in pace avranno il loro momento di sfogo, di esplosione, di fuoriuscita d’impatto assolutamente necessaria. E non vorranno essere consolate, loro quelle emozioni che in silenzio si sono insinuate in quei momenti, in quei giorni, nel mezzo del nostro evento protagonista, ecco loro sono di gioia. Sono emozioni consapevoli ora di quello che abbiamo vissuto, noi che in quel momento non capivamo nulla. E ci ritroviamo magari ad essere felicissimi, il giorno dopo a ripensare e a ricordare il momento più bello, e mentre facciamo la spesa o puliamo casa, così all’improvviso gli occhi ci si gonfiano di lacrime e diciamo “ eccovi finalmente, ora potete uscire.”  Eccolo lì, il via libera della felicità, della libertà, la libertà di aver assaporato un po’ di quello che più vogliamo nella vita, la nostra felicità. Magari non siamo certi di cosa accadrà ora, quanto ancora dovremo lavorare per toccare il nostro punto di arrivo, se di punto di arrivo ne esiste uno soltanto. Magari nella testa rimbombano i mille desideri, le mille volontà che oggi più forte che mai vogliono essere ascoltate; ma di una cosa siamo consapevoli: vogliamo poterci vedere realizzati e belli, vogliamo poter essere l’orgoglio di chi ci ama e ci sostiene, vogliamo avere momenti speciali con persone speciali, vogliamo essere trattati da donne o da uomini che siate; vogliamo la favola, eccome se la vogliamo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Calamità Innaturali

Non mi piace molto correre, ma quando mi sveglio in giornate come queste l’unica cosa da fare è correre senza tempo, senza cellulare, senza voglia ma con tutta la forza possibile verso una meta non identificata. Non sono triste e neppure arrabbiata direi. Ma ho un velo di stranezza e propensione all’irritabilità. Davvero, sono positiva, ma sento che se il barista non mi farà il caffè esattamente come lo vorrei in questo momento, potrei creare un problema anche se mi chiedesse scusa. Non è grave, mi capita raramente, ma quando capita statemi lontano! Non so bene da cosa dipenda. Se dal fatto che fuori piova anzi che ci sia una vera e propria catastrofe naturale, o dal fatto che la temperatura è molto strana e io ho sempre con me davvero troppe maglie e soprabiti per paura di avere freddo o caldo, o dal fatto che sto aspettando mille risposte a mille domande che nessuno conosce, o ancora dal fatto che il mio tostapane questa mattina ha deciso di non funzionare e addio pane tostato mattu…

In equilibrio, tardi o presto.

Oggi sono in una di quelle giornate in cui mi faccio mille domande a cui davvero non so trovare risposte. Mi sono svegliata credendo che tutto quello che avevo intorno fosse completamente nuovo, ma vi assicuro che non lo era affatto. Anzi ero circondata dalle mie più affettuose, sane e profonde abitudini. Più che mai sentivo di averne bisogno. Più che mai volevo aggrapparmi ad esse come un koala impaurito. Forse perché dentro di me sapevo che di lì a poco le avrei cambiate. Non tutte, ma una buona parte. A volte siamo talmente convinti di avere bisogno di una cosa che troviamo il modo di non riuscire a farne a meno. E’ una specie di legge fisica: ‘pensa più che puoi di averne bisogno fino a convincertene’. Non c’è medicina che possa curare questa patologia di un disperato bisogno di ascoltare la nostra momentanea necessità. Può trattarsi di una camminata a piedi scalzi, di un bicchiere di vino, di un caffè bollente al vetro, di un abbraccio, di un bacio, di una mamma, di un papà, di c…

Vivere slow, o quasi

Molte volte credi di andare piano ma poi ti dimentichi qualcosa ? Spesso arrivi la sera senza esserti accorta/o che sei uscita con un paio di scarpe invece di un altro ? Vorresti goderti quel caffè, ma hai la testa che sta già pensando a cosa devi fare quando sarà finito? Lo so, capita. Non sei né banale, né esaurito, ma solo abituato a vivere intensamente, diciamo. Le giornate passano e rimandi quello che vorresti fare dedicandoti a quello che ‘devi’ fare, senza troppa voglia. Ti trascini la tua routine e i tuoi doveri con forza e un po’ di pesantezza, “tanto pesto arriverà il weekend, o le vacanze”.  Cari amici, forse dobbiamo fare qualcosa. Io a volte mi sento come se non facessi abbastanza, come se quel momento preciso avrei potuto godermelo molto di più. Come si fa? Risposta : vivere slow. Molti ne parlano, non è una grande scoperta in realtà, solo che formando questo mix tra parola italiana e parola inglese, sembra più efficace e d’effetto. Vivere slow significa prendere un resp…